14 aprile 2017

Rock 'n' Roll


Da ragazzino scoprii Elvis, poi arrivò Grease e pensai che la colonna sonora del mondo fosse effettivamente il rock 'n' roll.

26 gennaio 2017

Parole

E non disse nemmeno una parola lo regalammo a Liliana, un Natale di alcuni decenni fa. Ci scrivemmo sopra anche una breve dedica:  A nostra madre, con affetto. In realtà mia sorella scrisse mia e io mi arrabbiai moltissimo, ricordandole che non era soltanto sua. Allora corresse, ma la dedica venne fuori decisamente pasticciata. A mamma non dispiacque e anzi ci ringraziò, rimproverandoci bonariamente per aver speso i soldi che eravamo riusciti a risparmiare. Non credo lo abbia mai letto. Suppongo che la storia di un matrimonio che non regge ai difficili anni del dopoguerra non la entusiasmasse particolarmente. Il libro sarebbe rimasto a prendere polvere, traslocando di scaffale in scaffale fino a quando non ci tornai sopra io, che crescendo mi ero appassionato alle vicende della Seconda Guerra Mondiale. Un bellissimo romanzo, che contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti aspettare offre ai due coniugi una nuova possibilità, ma questo mamma non lo seppe mai.

Quando lei se ne andò, un giorno di settembre di quattro anni fa, non disse nemmeno una parola. Il tempo delle chiacchiere era finito da un pezzo ma anche volendo non avrebbe potuto parlare, perché quel giorno le costava fatica anche solo respirare. Mentre iniziava il conto alla rovescia, me ne uscii con una frase che rimbombò in quella stanza d'ospedale satura di tristezza e abbandono, e che parve ridicola perfino a me che l'avevo pronunciata. Non appena ti sei sistemata, fammi sapere che va tutto bene. Poi tornai a casa, perché la mia cagnolina era rimasta sola fin dalle prime ore del mattino. La trovai su una sedia, avvolta nella sua coperta preferita. Non aveva mangiato nulla e neppure bevuto, perché l'acqua continuava a lambire i bordi della ciotola. Vedendomi fu meno espansiva del solito, sembrava sapesse. La accarezzai dolcemente, sussurrandole all'orecchio mamma non c'è più. In quel preciso istante, il piccolo televisore in cucina si accese. Il telecomando era sul tavolo, nessuno lo aveva sfiorato. Magari si. In quegli istanti dilatati dal dolore non pensai a un miracolo, alla vita ultraterrena, a Dio e al Regno dei Cieli. Mi limitai a ringraziare mia madre, perché si era ricordata di farmi sapere.

22 settembre 2016

Diversa percezione del tempo


Un tedesco si avvicinò a mia madre. Come ti chiami bambina?
Liliana rispose lei, timorosa.
Liliana? Che bel nome.
Il nazista si tolse una collanina rossa dal collo e sorrise. Tieni, questa è per te.
Lei ringraziò timidamente, fece un piccolo inchino e scappò, temendo che i soldati volessero portarla via.

Liliana mi raccontò questo episodio antico quando ero bambino. Dopo averla ascoltata non riuscii a mascherare la mia preoccupazione. Allora sei vecchissima, mamma!
Mia madre, che aveva poco più di trent'anni, mi rispose che forse era la guerra ad essere ancora troppo vicina.

17 settembre 2016

Il cielo dipinto


Nel tardo pomeriggio di ieri, io e diversi miei contatti su Facebook abbiamo condiviso numerose immagini relative al cielo su Roma, che ad un certo punto si era fatto davvero... strano, non riesco a definirlo in altro modo. Personalmente non lo avevo mai visto così, e da quanto leggo stamattina sul social nemmeno altre persone. Posto una serie di immagini - per le quali ringrazio mia sorella (1,2 e 3), Fabio (4) e Mirko (5 e 6) - che rendono l'idea, ma fino a un certo punto. Dal vivo il cielo sembrava un enorme, sovrastante dipinto che cambiava colore: meraviglioso.










15 settembre 2016

Il rock imbizzarrito di Neil Young

Una mia vecchia recensione che recupero volentieri dai due blog, ormai chiusi, che l'avevano ospitata. Apparsa per la prima volta su Rainy days and  windy nights il 9/2/12 venne successivamente inserita in The Rockin' days il primo giorno di marzo del 2015. All'epoca la scrissi con grande piacere, non potevo lasciare che finisse nel dimenticatoio.  

Neil Young non è soltanto un grande del rock ma anche un tipo tosto, abituato a fare di testa propria sempre e comunque. Alcuni esempi? In quel di Woodstock decise di non farsi riprendere dalle telecamere. Ad Harvest, il suo album più acclamato, fece seguire Times Fades Away, On The Beach e Tonight's The Night, dischi spiazzanti e controversi che gli alienarono buona parte dei consensi ottenuti fino a quel momento. Scelse di lasciare nel cassetto Homegrown, un doppio album pronto per essere lanciato sul mercato in virtù dell'appena citato Tonight's The Night, dopo aver riascoltato i due dischi in sequenza. Piantò in asso Stephen Stills nel bel mezzo del tour promozionale di Long May You Run facendogli recapitare un laconico telegramma. E poi dichiarò guerra alla Geffen, che pure lo aveva messo sotto contratto sganciando una montagna di dollari. Quando la casa discografica rifiutò il suo Island In The Sun, esortandolo ad "osare di più", lui rispose con la durezza elettronica di Trans. Le incaute richieste di musica rock 'n' roll oriented generarono Everybody's Rockin', disco che sembrò arrivare direttamente dagli anni '50. Si trasformò infine in un cowboy quando qualcuno della Geffen, che poi gli fece causa, trovò le sue ultime incisioni troppo country.

Di tutto questo e di tanto altro ci parla Neil Young 1963-2003: 40 anni di Rock imbizzarrito (Editori Riuniti, 2003) di Marco Grompi. Superfluo, ma doveroso, sottolineare che all'interno del volume trovano posto anche i Buffalo Springfield, i Crosby Stills Nash & Young, i fedeli Crazy Horse e David Briggs, produttore di alcuni tra i migliori lavori di questo imprevedibile artista canadese, che nel corso della sua carriera non si è fatto mancare nulla, nemmeno una lunga serie di problemi personali e familiari.

Dopo aver rievocato la breve parentesi con i Buffalo Springfield, l'autore dedica trentuno capitoli ad altrettanti album del musicista - senza trascurare quelli dei CSN&Y - per approdare sulle rive di Are You Passionate, all'epoca della pubblicazione del libro ultima fatica in studio di Young. Nella corposa appendice spiccano la lunga sezione relativa all'attività concertistica del musicista e una discografia dettagliata comprensiva di live e raccolte.

Quello che salta fuori durante la lettura è il ritratto di un personaggio tanto atipico quanto straordinariamente credibile, mai banale qualunque cosa decida di fare. Il Neil Young di oggi non è necessariamente simile a quello di ieri, ma è ugualmente riconoscibile nella sua particolarissima voce, nel suono di una chitarra acustica e nel frastuono di una montagna di feedback, in un indigesto momento di fredda tecnologia e in una sferzante scarica di pura energia rock. Neil è anche un tipo che scrive testi ai quali vale sempre la pena dare un'occhiata. Con passione, competenza e imparzialità, Grompi riesce nell'impresa di rendere musicali le pagine di un libro che nel corso degli anni ho letto e consultato moltissime volte. Imperdibile.